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andandoavanti
per ora questa è la vita di un lavoratore stagionale (che ha cominciato a studiare)
CULTURA
23 gennaio 2012
Marchionne non prenderci per il c***

Vedo questa pubblicità e due emozioni prevalgono.
Una punta di emozione qualche secondo prima di capire chi è stato il committente di questa pubblicità. Non nascondo che i messaggi che passa nei primi 15 secondi non sono banali e scontati, perlomeno non si sentono spesso in quei sei minuti di pubblicità dopo "amici" o altri programmi trash. Ti chiedi per interminabili secondi chi abbia avuto l'idea di emozionarti così tanto.
Dopo 20 secondi lo capisci e comincia così la seconda emozione. Rabbia. Tanta rabbia. Non è per la ditta in se. No no. O forse sì. Non nascondo il rancore, ma per il semplice fatto che una ditta del genere non può utilizzare parole forti come quelle che fa TUONARE nel suo spot. Una società automobilistica che ha avuto il suo passato illustre (forse discutibile, ma non posso valutare la sua "bontà regressa" senza conoscere la sua vera storia) e che attualmente si ritrova ad elogiare le sue vittime preferite: giovani precari e lavoratori.
"L'italia dei giovani che cercano un futuro". Un coraggio esagerato a pronunciare una frase del genere. La fiat che parla di giovani precari che non hanno un lavoro. Un'azienda italiana che si chiede come mai la maggior parte dei giovani siano disoccupati. È come se un ladro si chiedesse come mai il figlio gli sia cresciuto delinquente oppure come se una "soubrette" dei nostri tempi si chiedesse come mai la figlia le è diventata zoccola. FIAT COME MAI I GIOVANI CERCANO UN FUTURO E NON LO TROVANO? Però non si può dare certo tutta la colpa all'azienda automobilistica se non possono più assumere. Il mercato è il mercato. Ed ecco che sostituendo la voce del narratore con quella di Marchionne, la pubblicità, da mezzo di comunicazione di tendenza si trasforma in una sviolinata al lavoratore italiano. Una sorta di comunicazione aziendale come per dire: "Hei lavoratore FIAT. Va Tutto bene. Non ti abbandono. Guarda, faccio pure una macchina nuova. Io ti voglio bene, però devi volermene anche tu e per questo se vuoi far tornare l'Italia un paese illustre comincia a volermi bene e lavora come dico io". Il primo ricatto l'aveva fatto con il referendum aziendale? Ora ha dato il secondo avvertimento. La nuova manovra. Non vi è chiaro il concetto?
Conoscete la Lettera degli operai Polacchi che producono la fiat in Polonia? La lettera è rivolta agli operai di Pomegliano e questa rappresenta la tipica guerra tra poveri. Si sposta la produzione in Polonia tempo addietro a causa dei costi di mano d'opera più bassi. Gli operai italiani non ci stanno e alla richiesta di lavorare a condizioni peggiori accettano di lavorare ai regimi indetti riducendo il lavoro ai polacchi che a qeul punto rimangono senza lavoro. I più irruenti direbbero: ABBIAMO VINTO NOI. LA PRODUZIONE TORNA IN ITALIA. Peccato che sia stato tutto un gioco per far abbassare agli operai le braghe. Uno stratagemma per instaurare il lavoro al ribasso. Questo è l'unico caso a me noto in 5 minuti di ricerca su internet e non cerco altro perché se no mi cala la rabbia e aumenta la mia depressione.
Con tutto questo cosa voglio dire?
ANDATE A FARE IN CULO! QUELLA PUBBLICITÀ FA SCHIFO! La Fiat non è l'Italia se si comporta in questo modo e soprattutto mi fa schifo se cerca di comprarsi le simpatia passando per la società che salverà le nostre sorti. Sfrutta i lavoratori nella vita reale facendo regredire l'evoluzione del contratto di lavoro e poi in TV davanti a milioni di Italiani si pavoneggiano e si rendono i GENERALI di una nuova rivoluzione industriale a patto che sia tutto come vogliono loro.

Fate pure. Commuovetevi. Piangete di fronte ad una pubblicità così profonda. Non ho mai detto che non bisogna farlo, ma io non accetto che si predichi bene e si razzoli male.
musica
13 gennaio 2012
"Yea Jim"

Le attese della stazione di Porta Nuovason diventate motivo di compre a causa della moltitudine di negoziaperti nei remoti spazi della stazione. Dato che anch'io son fatto dicarne e ho i miei difetti son entrato nel vortice commercialenonostante non mi servisse nulla di tutta la roba esposta. Eppureentrando nel settore di un noto rivenditore di libri, dischi, film eaffini mi son ritrovato con in mano tre dischi d'altri tempi. JanisJoplin, The Doors e Frank Zappa. Mi chiamarono da quel cesto delleofferte. L'equivalente di quei cesti nei negozi di vestiti con dentroi peggio articoli a pochi spiccioli. Invece la dentro c'erano CD.Tanti con solo l'imbarazzo della scelta. Ebbi una visione. Miritrovai in uno di quei negozi rivenditori di musica. Musicasperimentale nelle casse atta solo ad accompagnare per mano ilconsumatore tra i cesti e raccoglitori dei coloratissimi dischi dimateriale oramai estinto. La parola “SALE” non ad indicare ilcomune cloruro di sodio bensì l'accesso a quel materiale cosìprofano per le tue finanze che mediante quella parola si ponevasempre più vicino alla tua mano. La musica si sceglie per gusti?Poco ma sicuro, ma un disco sotto la decina (dollari o euro èindifferente) può offuscare la vista di molti intenditori. Lacommessa tipica per un negozio del genere -capelli platinati,piercing, converce e tanto disprezzo per tu che sei un profanatoredella buona musica- prende dalle mie mani le reliquie cercate contanto amore dentro quei cesti. Peccato che Frank debba abbandonarmi.C'era un errore sulla collocazione di quel CD. Il prezzo non èquello segnato. Frank, ci dobbiamo salutare, ma prometto che torneròa prenderti. Esco da quel mondo alternativo e mi ritrovo in mezzo aibinari e il viavai di folle; mi giro e scompare la visione delnegozio di vinili. In fondo ho immaginato solo di essere in un postocosì affascinante e in realtà ero solo in un centro commercialedella stazione. Peccato. Eppure gli acquisti della musica anni orsonoavevano quel sapore. Il sapore della scelta, della scaltrezza esoprattutto del “se sbaglio a comprare la musica mi son sputtanatomezzo stipendio per un artista cagoso” e da li deriva quellasensazione strana. Quel viaggio infinito fino a casa con lo zainocolmo di libri che comprimono quei due nuovi cd che son sicuro chesaranno belli, ma rimarrò nel dubbio fin quando non accenderò lostereo e proverò con mano (in realtà orecchio) il valore di queiundici euro. Sì, stereo, perché ci vuole lo stereo come un veroadolescente degli anni settanta che sfondando la porta di casa sidirige in camera rispondendo urlante alle domande della madre ansiosarispetto il ritorno frettoloso del figlio.

Uno stereo, un letto, un paio di cuffiese non si vogliono disturbare i vicini perché un cd nuovo vasverginato mettendo il volume al massimo. E basta. Una sigaretta ouna canna per chi ha il vizio. Per chi non fuma mi spiace, ma non puòfare altro. Deve godersi il suo acquisto ed è quello che ho fattodopo tanto tempo che non lo facevo. Godersi il cd in santa pace senzanessun'altra cosa che distragga dall'ascolto. Il concept album,inventato a posta per far sognare l'ascoltatore dal primo secondofino al gracchiare della puntina sulla carta al centro del disco invinile. Non occorrono distrazioni. No, non devono esserci e non valeandare avanti con le tracce. Ora viene facile con il tasto skip;bisognerebbe toglierlo quel tasto. Se l'autore ha deciso che quellacanzone va li si lascia li e la si ascolta. Hai pagato e adessoascolti. Il primo ascolto di un disco nuovo va goduto per vari motivie uno fra tutti è il fatto che se non si volevano ascoltare tutte lecanzoni tantovaleva comprarsi il singolo e via tutti a casa. Mi sorgeallora una domanda. In questi tempi ce la godiamo veramente la musicao facciamo finta?


TECNOLOGIE
23 dicembre 2011
il marketing e gli allocchi
testo

So che equivalgo a don Chisciotte della Mancia. Questa equivale ad una battaglia contro i mulini a vento, ma io ci provo comunque. Mi raccomando, mi rivolgo a personaggi che obiettivamente non hanno bisogno di quello che andrò a descrivere.
L'I PAD NON SERVE A UN CAZZO!!!! No, non tolgo la parola scurrile quale "Cazzo". Purtroppo non fila il discorso se la tolgo. Sono stato pure benevolo perché non ho scritto "LA APPLE NON SERVE A UN CAZZO" perché in fondo è una marca come un altra. Io non ce l'ho con l'azienda a prescindere e dichiaro queste cose pur sapendo che i prodotti di tale azienda surclassano la concorrenza sotto molti aspetti. Il fatto scatenante la mia ira è il semplice fatto che tali strumenti non servono al 99% degli utilizzatori. Ora, cari broker di borsa e gente che ha l'impellente bisogno di controllare tutto il suo operato minuto per minuto e soprattutto ha bisogno di organizzarlo, non ce l'ho con voi e non ce l'ho con chi utilizza per lavoro questi strumenti (in realtà ce l'ho con voi perché oramai non riuscite a fare più nessun lavoro senza che il computer vi supporti, ma è il progresso, aimè). Io ce l'ho con quelle teste di pigna che vanno in giro come dei veri divi con a braccetto il loro fantastico strumento tecnologico. Utilizzo finale di tale strumento? Andare su facebook o altri social network. Non ne vedo altri scopi. A, sì vero. È anche utile per fare le operazioni bancarie. E sì certo. E io per fare un'azione bancaria prendo un i pad? Un computer normale DA CASA non lo fa? E già, perché fa più figo fare codesta azione su di un bus stracolmo di gente che ti osserva e si chiede: "oibò, chissà che lavoro fa questo? questo è importante". Diciamo che lo strumento del diavolo ci da un tono. A me sembra solo una fabbrica di stupidaggini e il fatto che ci sia un applicazione per tutto non giustifica che la gente debba essere dipendente di una tavolette dalle dimensioni variabili tra un cellulare o un libro. Il fatto che rende la cosa a me esilarante è il fatto come vi abbiano infinocchiato cari utilizzatori. L'esplosione degli apple store e l'esponente vendita di questi strumenti tecnologici mi portano ad un bivio. Sono aumentati i lavori dov'è necessario a tutti i costi l'utilizzo di uno strumento apple oppure sono aumentati gli idioti che si sono fatti illudere da una pubblicità e dagli usi e costumi della società? Il bello è che la gente è convinta che gli serva questo progresso. Pensa di avvicinarsi sempre di più al progresso quando in realtà parliamo di regressione cerebrale. Detto papale papale NON VI SERVE AD UN CAZZO. Non siete degli imprenditori di successo che devono avere sotto controllo la propria azienda. Non siete giornalisti editorialisti con l'impellente bisogno della comodità e della versatilità del proprio portatile. Non siete neanche così ricchi da dover fare così tante transazioni bancarie (che a quanto pare sembra essere il motivo trainante dell'acquisto di queste tecnologie. "e ma così faccio le transazioni bancarie"). Più va avanti questo paese e più vedo gente che si lamenta della mancanza di soldi, lavoro e quant'altro, ma perché ai miei occhi son solo evidenti persone che desiderano apparire più "grosse" di quello che sono? Perché per darsi un tono acquistano cose inutili e ripeto INUTILI.
Ma perché scrivo tutto ciò. Non finisco manco il concetto perché se non ci si arriva da soli non si può sperare che il primo cretino che predica bene e razzola male convinca una popolazione di schiavi del marketing. 

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musica
23 dicembre 2011
perché bugo è un ganzo

Perché in fondo (ma neanche tanto in fondo) Bugo è un ganzo. Cioè. Titolo semplice e conciso. Parla del sintetizzatore ed è un tributo al sintetizzatore. Ma così con tutte le sue canzoni. Quello guarda in giro, ci pensa un attimo e mette il titolo alla canzone. Cioè, secondo me guardava il sintetizzatore, non sapeva che fare e ha scritto "il sintetizzatore". Oppure, in "Io mi rompo i coglioni" mai canzone più semplice. Cioè, quest'uomo parte dalla situazione base dove lui non si impegna a scrivere canzoni e gli vengono così, senza pensarci. Questo per tornare al concetto che bisogna essere liberi in testa e far le cose senza pensare, ma non come termine assoluto. Cioè, bisogna farle comunque bene. Non si possono lasciar fatte male le cose. Un impegno concettuale nel disimpegno mentale. Ba, che scrivo? Fatto sta che io in Casalingo mi ritrovo molto e mi piace molto (musicalmente) quest'uomo.

letteratura
13 dicembre 2011
13/12/11
OGGI! 13/12/11 tredicidodiciundici che figo.

SONO LIBERO DA FACEBOOK

VAFFANCULO MARK ZUCCHEMEBERGHERE
spettacoli
27 settembre 2011
Il sogno eretico

   Da un po' di giorni è salita quella rabbia che regna nella totalità di noi Italiani. Il fatto è che noi, popolo della penisola più bella del mondo, siamo così idioti da avere la capacità di reggere a qualsiasi affronto ci pongano davanti. Insomma, per farla breve davanti ad un popolo i nostri "signori" stanno giocando a chi frega più persone. Io guardo sempre nel piatto altrui, ma per una volta la tentazione di guardare gli altri non mi sfiora. Voglio capire perché io non mi arrabbio e non prendo una qualsiasi arma contundente dirigendomi verso Montecitorio o palazzo Madama o qualsiasi altro immobile adibito allo svolgimento della politica italiana. Poi ho capito perché. Noi, popolo italiano, siamo sognatori e senza accorgercene, mentre fantastichiamo sulla vicina di casa abbiamo anche la capacità di immaginarci un'Italia bella e pulita da ogni lerciume politico. A noi ci basta, o perlomeno sembra così dal momento che nessuno reagisce. Intanto, in attesa del messia che ci porterà alla risoluzione dei nostri problemi politici faccio sempre un gioco utilizzando la mia fervida fantasia. Immagino di avere tutti i politici nelle mie grinfie come fossero i giocattoli che ho avuto da bambino. A disposizione un intero arsenale. Armi? Di più. Tutto. Io mi immagino di torturali questi politici secondo la regola del contrappasso come Dante insegna.

Il primo dal quale partirei sarebbe Brunetta. Per prima cosa userei una di quelle macchine per la tortura per allungare il condannato. Non servirebbe a molto, però lo riterrei spassoso almeno tentare di farlo diventare più alto (banale, ma si dovrebbe provare). Scommetto che quell'omuncolo non ti darebbe la soddisfazione di un gemito di dolore neanche dopo tutte le botte che gli daresti se ti fosse davanti. Sicuramente direbbe: "ecco, lei è un cretino. Crede di spaventarmi, sa, ma io sono un duro. Lei è una merda. Lei è un bruto lei è bla bla bla" fino alla morte. Secondo me lo si ammazzerebbe prima di avergli fatto raggiungere il dolore massimale, solo per il fatto di farlo stare zitto.
Scilipoti. Difficile inventare un contrappasso che lo faccia veramente soffrire. Forse sbatterlo in strada e farlo prostituire per soldi. Tanto a lui interessano quelli. Continui sculettamenti in stivali e minigonna nel peggiore quartiere di Los Angeles, magari con una maglietta con scritto: mi piacciono gli ananas e le mazze da baseball. Forse ci proverebbe gusto dopo un po'.
Renzi. Lui basterebbe torturarlo facendogli riascoltare le sue dichiarazioni. Non reggerebbe al riascolto delle sue stronzate. Diciamo che potremmo fargli fare servizio civile in un ospizio dato che odia il vecchiume e tutto quello che è stato prima di lui. Lo facciamo sposare con una ottatenne arzilla e flaccida e lo mettiamo legato ad una sedia mentre ascolta i racconti di nonno Geremia durante la guerra Mondiale (o era quella di seccessione???).
A Vendola lo buttiamo in uno spogliatoio di pornoattrici eterosessuali vogliose di uomo e che si arrapano al solo udire di un difetto di pronuncia unito ad un accento pugliese moderno.
Tremonti. A lui è facile. Chiamiamo Paris Hilton e lo leghiamo a lei. Lui lo porta tipo barboncino a fare shopping e paga lui. Non regge secondo me. Piange prima di iniziare.
Fini lo mandiamo a distruggere pezzo per pezzo la casa a Montecarlo e glie la facciamo ricostruire a lui ed esclusivamente a lui supervisionato da un team di professionisti Sardi e Bergamaschi che ad ogni errore danno un calcio nel sedere al politico/muratore e costringerlo ad urlare: il fascismo fa cagare. A Di Pietro gli diamo fuoco al trattore e alla vigna. Basta così. Direi che lo ammazziamo moralmente. Se gli ammazzassimo anche il figlio probabilmente gli faremmo un favore quindi eviterei. A Bersani direi che torturarlo ancora può bastare. Ignorarlo è abbastanza una tortura psicologica per lui. D'Alema lo leghiamo dai baffi sull'albero del veliero. In questo modo le navi pirati sparerebbero a vista vedendo una bandiera del genere. A Bossi darei un cervello nuovo. Il suo corpo non reggerebbe alle troppe informazioni circolanti, e non facciamo i bigotti solo perché lui è malato perché prima non lo era e lo prendevamo tutti in giro. Ora non va più bene, ma è ipocrita. Poi arriverebbe il suo turno. Berlusconi. Forse sarebbe troppo poco e banale. Se lo aspetterebbe. Una tenda beduina piena di escort arrapate pronte al bunga bunga e nel momento del suo appropinquamento alle giovani ecco spuntare dalla zona pubica un fallo per ciascuna. Il seguito ve lo lascio immaginare. Però dopo questo crudele scherzo direi a Di Pietro che l'incendio al trattore e al suo campo l'ha appiccato il presidente del consiglio. Chiuderei l'ex magistrato con in mano un pela patate e il cavaliere a mani nude in una stanza buia. L'istinto di caccia di Di Pietro farò il resto.
Ne manca ancora uno, ovvero, ne mancano molti, ma manca l'unico importante perché quelli elencati fin ora non sono nessuno.
Il popolo italiano. Spetterebbe un inferno pieno di televisori con i peggiori talent e le puntate speciali di porta a porta, ma si arraperebbe alla visione. Spetterebbe distruggere davanti ai suoi occhi tutti quegli oggetti superflui e inutili che si sono comprati per tutta la vita. Spetterebbe uccidere in diretta mondiale Maria De Flippi con tutti i suoi cantanti ballerini e tronisti. Dato che ci siamo si fa davanti agli occhi di tutti un genocidio di qualsiasi presentatore scemo. Per punizione finale direi che gli spetterebbe il governo Berlusconi a vita con in particolare l'oppo/aiuto del Partito democratico. Così, per far contenti tutti, tranne quelli che non votano o non hanno mai votato. Ecco cosa ci spetterebbe se non ci "confessiamo" con noi stessi e proviamo a fare qualcosa per cambiare queste penisola chiamata Italia





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danza
26 luglio 2011
tuentitù iars old
   Allontanarsi sempre di più dall'etichetta di teen ed essere sempre più parte integrante di questa società. Un anno che passa dallo scorso compleanno e sempre di più mi avvicino allo scollinamento del mio fisico, che dopo un'età X andrà in declino e mi vedrò costretto ad adottare misure drastiche per limitare i danni. Per ora vivo di rendita da perfetto ventenne avanzato, sempre più lontano dalla bandierina dei 18, ma sempre li a non aver combinato un cazzo (e scusate il termine) nella vita. Perché è così e da li non mi posso muovere. In più ho solo preso un diploma che a poco mi serve, perché son sempre fermo al punto in cui ero. Studente, senza soldi (che ancora mi sembrano importanti, ma arriverà il giorno che perderò l'interesse per loro) che ben poco ha imparato. Non ho ancora imparato a decidere. Comincio le cose e non le finisco. Sport? Cambio sempre idea, e appena si manifesta la necessità di impegnarsi ecco che magicamente sparisco o traslo la mia passione per un altra specialità, anche solo guardandola alla tele. Studio? Sempre le solite scuse sul fatto che non ho la testa per studiare. E chi ce l'ha? Il fatto è che io non ho veramente voglia e invento scuse per far sembrare che non sia completamente colpa mia. "È la natura che mi ha fatto così e nulla ci posso fare". Peccato che ad impegnarmi a giocare al computer quello sono bravissimo (e anche a scrivere cazzate su un blog). Insomma, fare un compleanno in questo stato psicologico mi rende alquanto nervoso a tal punto da rispondere male alla gente per il solo fatto che sia colpa di chi mi sta in torno, ma in realtà è solo colpa mia. Bene. Finiamo qui questa sceneggiata. Arrivederci e saluti a tutti.
SPORT
29 maggio 2011
Boccia li
   Uno sport d'altri tempi che porta tradizione e cultura. Le bocce. Sì sì, ridete pure. Rido anche io se ci penso e non vedo perché non ce ne sarebbe. Un gioco semplice basato sulla mira e tanto braccio. Niente più. Certo che ora i bocciatori mi odieranno, ma in fondo è così. Nulla toglie che far andare quella diavolo di palla sul boccino è durissima quando far andare via la palla altrui da quella maledetta pallina di piccole dimensioni e colore rosso. Un aggravante è il terreno sconnesso dove l'unica via di "sicurezza" del colpo è tentare il gesto atletico per antonomasia di questo sport. La bocciata. Gioco di puro stampo italiano per la semplicità e perché serve ben poco per giocare. Due palle a testa, un boccino e un terreno vario che sia regolamentare o no se è per giocare amatorialmente va più che bene. Giocarci tra principianti rende la cosa molto eccitante soprattutto perché si nota notevolmente l'evoluzione dei tiri e perché in fin dei conti è uno sport che visto per un paio di minuti prende molto gli animi soprattutto se per casualità vengono giocate molto difficili. Se non ti fai prendere troppo dalla passione noti e capisci perché è lo sport preferito dei pensionati. Senza accorgertene e giocando tiri fuori una componente sociale con i tuoi compagni e chi ti sta in torno se il livello di agonismo è non troppo elevato. Si fanno le goliardie o i tocchi fini solo per il piacere di far vedere agli altri che si è capaci oppure si fanno le azioni esasperate per far ridere un po' senza troppo impegno. Sarà che tutti gli sport rendono la gente più unita, ma  giocare a bocce fa si che tutti si divertano con poco mantenendo un livello di agonismo minimo affiancato ad un livello di società discreto. Insomma, le bocce fanno passare il tempo in compagnia e non impegnano troppo la mente. In fondo non è uno sport niente male. 

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cinema
22 maggio 2011
Quando ci pensi non viene mai
  La risposta a tutto questo ritardo è semplice. Se pensi alle cose che devi fare non ti riescono mai. Parlo di riuscire a fare cose delle quali non si ha una grande abilità, esempio questo blog per me. Un mese a cercare di pensare che diavolo scrivere. Pensa, pensa, pensa e non trovi mai nulla. Il problema sta tutto li. Che non devo pensarci (cosa che ora non sto facendo quindi l'intervento verrà bruttissimo come gli ultimi). Dormire ad esempio. Se per disgrazia mi metto in testa di dormire alle 21 non ci riuscirei subito a meno che non sia così stanco da pensare ad altro fuorché dormire. Invece non riesco a dormire perché penso al fatto che io debba dormire. È tutto un gioco di distrazione. Secondo me la gente si sbaglia quando dice che per le cose bisogna concentrarsi e da li parte tutta la storia della "fortuna del principiante". Il principiante non pensa a ciò che deve fare. Lo fa e basta per istinto qualsiasi cosa essa sia. Il principiante potrà essere definito tale quando proverà a fare la stessa cosa la seconda volta. Fallirà rovinosamente. Scalare una parete, palleggiare un pallone, fare un tiro da tre, calciare un pallone da rugby. Alla seconda volta non lo farete mai bene come la prima. Non pensateci. Fate le cose così come vengono se non sapete farle. Il trucco per diventare grandi esperti di qualcosa è non pensarci e continuare a farlo come se fosse la prima volta e non credo che si vada tanto nello sbagliato. Certo. Se si fallisce al primo colpo non prendete come bibbia queste parole. Declino ogni responsabilità verso azioni sconsiderate da parte dei lettori. Io non c'entro nulla e io non vi conosco. Intanto senza pensarci ho riempito almeno mezza pagina così da non lasciare questo blog vuoto. Viva la sincerità.

Ciao
5 maggio 2011
Una serata d'altri tempi
Devo dare ragione alla pubblicità e questo mi da alquanto fastidio. La pubblicità del caffè Hag. Quel signore; scrittore o perlomeno finto scrittore che "vuole godersi il piacere di un buon caffè" dove e quando vuole. Quel tizio dice una cosa vera a parer mio. "C'è un momento della sera dove scrivere diventa un piacere". Peccato che questo momento combaci con il tempo che dovrei utilizzare per compiere quella pratica chiamata sonno. Un usanza dei nostri antenati perché adesso è caduta in uso. Però non ci siamo ancora adattati ai "nuovi ritmi". Ci vorranno altre generazioni di nottambuli prima di riuscire a non avere occhiaie chilometriche e vuoto mentale al mattino dopo. Io non sono esente da queste pratica. Ora, ripeto di essere d'accordo con il signor scrittore che beve caffè decaffeinato come se gli facesse meno male, ma in realtà chissà cosa c'è dentro. Il problema è che il signor scrittore fa una cosa che il sottoscritto non può permettersi. Rimanere tutta la notte sveglio. Ma neanche se mi impegnassi riuscirei a stare sveglio tutta la notte. Ed ecco che spunta l'abilità dello scrittore. Non è quella di saper riempire un foglio bianco bensì rimanere sveglio la notte. Ecco il trucco di un bravo scrittore. Comunque è vero. Le idee migliori vengono di notte. Secondo me il G Day è stato pensato nelle nottate insonni dello zio Dwight che si girava e rigirava nel letto. Dante l'ha scritta tutta di notte, ne sono sicuro. Pensate farlo di giorno. Uno degli uomini più famosi di Firenze, di giorno pieno di visite. Logicamente la gente che non si sa fare gli affari suoi scruta la sua opera e puntualmente può giudicare l'operato, ad esempio: "O Dhante (l'accento vistosamente toscano) ma che l'è sta 'osa? Nun lo potresti schrivere un po' meglio che non ci si 'apisce na fava?" e via così dicendo. Invece di notte il buon Dante veniva preso da allucinazioni mistiche e fantasticava su Beatrice, Farinata, Ulisse e la cosa migliore era quella che nessuno lo disturbava. Un punto a favore per l'uomo fino scrittore. Bravo, hai avuto un'ottima pensata. L'ambiente è molto importante. Una bottiglia di whisky anche vuota da un tono all'ambiente e a mio parere aumenta la capacità di scrittura. Farlo davanti ad una macchina da scrivere riesuma tempi andati e per rendere la faccenda più realistica si possono tirare fuori le bretelle del nonno e i suoi calzoni a quadri, prendere una camicia di un colore poco importante e infilarla nei pantaloni. Le bretella a scelta. Penzolanti o no. Tutta l'azione che si svolge di fronte alla scrivania illuminata da una lampada da interrogatorio della polizia di Los Angeles. Il ticchettio della macchina da scrivere che diventa una droga ben più del ticchettio che emettono i tasti della tastiera di un computer. Ti ritrovi a scrivere cose che mai avresti immaginato, tutto al chiaro di luna se c'è la luna oppure sul sottofondo di una pioggia assordante e qualche tuono che copre il rumore dei colpi del vicino di casa che insulta le strane abitudini "letterarie"con bestemmie e insulti. È uno scenario invitate con una bellezza amplificata dalla propria fantasia. Nulla può fermare uno scrittore in questo ambiente.....

...a meno che questo individuo non sappia cosa scrivere; allora egli si inventa un intervento che intrattenga il lettore illudendolo con mirabolanti ricerche letterarie e poi fargli scoprire a malincuore che il personaggio che ha scritto tutto questo voleva solo passare dei minuti di pausa della sua serata senza poi scrivere nulla di concreto... e sì. Tentare di fare lo scrittore da il vantaggio di poter dire quello che si vuole. Tanto se ti legge o non ti legge qualcuno poco importa.
vita familiare
28 aprile 2011
Perché secondo me, mia madre ci gode

Devo ancora spiegare la natura dei suoi istinti verso i beni materiali. Sono quasi ventidue anni che provo a capire da cosa nasce questo suo strano comportamento con gli oggetti inanimati, in particolare quelli presenti tra le mura domestiche. Donne del futuro questo è un avvertimento se non siete ancora così, e ometti cari sto scrivendo per voi che siete nella mia stessa condizione e non farvi sentire soli.

Oggi è stato POÄNG a rendermi altamente nervoso. Anzi, tutte e due le POÄNG. Chi non ha una cultura IKEA non può capire. Traduco. Sono sedie, per la precisione poltrone ergonomiche. Comode, non c'è che dire. Regnavano l'esterno della mia casa. Una sul balcone ed una sul Dehor. Sedie rilassanti con vista valle. Bello. Ma quando ho delle convinzioni sul mio stato psicofisico accade sempre il peggio. Torno da scuola e vedo i cadaveri delle due sedie in giardino pronte ad essere parte della prossima grigliata come combustibile. PERCHÈ MAMMA? PERCHÈ? Io non mi capacito dell'istinto omicida che regna in quella donna. Cioè, capisco. Erano sedie che rimanevano su con lo sputo, ma avrebbero fatto ancora i loro sei, sette anni di vita. Ho combattuto anni per avere la camera con il balcone e quando un mese fa si realizzano questi sogni, ovvero un balcone con UNA POLTRONA e ripeto, una poltrona sul balcone, accade che torni a casa e al posto della tua amata poltrona regna una sedia da giardino modificata con i cuscini. PERCHÈ? Non è la stessa cosa. A me andava bene così e a mio papà andava bene la sedia uguale sul Dehor nonostante sia piena di peli di cane. Non ho più voglia di andare sul balcone. Tutto perché l'istinto di novità che possiede mia mamma rovina tutto. È come se io da un giorno all'altro le buttassi nella pattumiera la sua amata coperta termica. Io ci tenevo a quelle sedie. Vengo liquidato con un freddo e impersonale: erano ormai brutte e rotte. Ma non centra. Il loro lavoro lo facevano.

La lista di cose che “uccide” è innumerevole. Lampadari che devono essere sostituiti. Perché sostituire un lampadario? Si è rotto? “Ormai è vecchio”. VECCHIO UN LAMPADARIO CHE HAI COMPRATO L'ANNO SCORSO? “e dopo un po' bisogna cambiarli se no che figura ci facciamo?”. Io non mi capacito di tutta questa voglia di rivoluzionare le case. Poi la cosa bella è il lamento perpetuo come: “uffa su questa casa ho speso oramai troppo” E PER FORZA!!! Si cambiano le tende ad ogni equinozio, il colore delle pareti non va bene da un anno all'altro, le poltrone no no no sono da buttare.

Non è finita. La parte migliore è la mia camera. Regola che cerco di imporre da anni. LA CAMERA È MIA, se c'è casino il casino è mio. Nessuno ci deve prendere il the e se invito gli amici nonostante le mutande sparse per i comodini rimane avanzatissima nella top-fifty delle camere più ordinate di un maschio. Ogni giorno è una nuova sfida a cercare le cose perché questa regola non è mai rispettata. Ogni giorno un urlo lancinante si propaga dalla mia camera: “MAMMAAA DOV'È IL MIO QUADERNO??? ERA SULLA SCRIVANIA??”. Naturalmente il luogo è dove mai avreste cercato. Ho perso almeno un centinaio di contatti scritti su foglietti volanti ben “ordinati” sulla mia scrivania. Spariti. Faccio un appello. Amici della Sardegna, della montagna e dei vari viaggi. Se non mi sentite più è colpa di mia madre. Non ho più i vostri numeri. Fatiche per tenermi in contatto con voi pulite con un colpo di spolverino con annesso il cestino della carta.

Cari, non ho una morale e neanche una risposta su questi comportamenti. Un consiglio. Sbarrate le porte delle vostre camere e incatenate le vostre poltrone preferite.

CULTURA
7 marzo 2011
Io piscio da seduto

Ah ah apro le rubriche e non le completo neanche. Che burlone. Stavo andando a dormire senza scrivere nulla.


Io faccio la pipì da seduto. Ecco l'ho detto. Faccio la pipì da seduto. Questo shockerà alcuni e farà rimanere indifferenti altri. Io punto ai primi. Carissimi. Piscio da seduto. Ogni tanto. Ammetto di avere una discreta mira. Testimoni dei quali non posso fare i nomi possono confermare le mie parole compreso il mio bagno e la mia tavoletta. Perché dunque sottopormi a tale pratica controtendente alla natura del maschio? I motivi sono di natura fisica e umana.

Episodio più frequente. Andare a casa d'altri e utilizzare il bagno è per me delle volte snervante soprattutto se in quella casa dove sono ospitato vi sono solo donne. Un conto è essere un numero di individui maschili abbastanza elevato (minimo 2) tale da potersi accusare di aver reso il pavimento del bagno una regione dei Grandi Laghi Americani. In casi di estrema gravità come: casa della futura fidanzata, casa del capo, una casa di femministe convinte che ti hanno fatto entrare per chissà quale mistero mistico, direi che pisciare da seduto è un ottima presa di coscienza della situazione. I gesti atletici estremi come fontanelle o altre figurazioni del mondo della diuresi umana a casa d'altri sono per me troppo rischiosi in casa d'altri. Meglio far molta pratica nei campi. Intanto in quelle situazioni il sottoscritto appoggia le chiappe alla tavoletta.

Altro motivo non meno importante è più di natura fisica. A casa mia non sento la pressione dovuta alla bella figura. È casa mia e solitamente faccio centro, ma vi sono alcuni momenti della giornata dove la precisione non è assicurata. Persone bigotte e molto sensibili e soprattutto minorenni... no minorenni no. Leggete così capite che quello che vi accade la mattina presto non è nulla di così grave, cari piccoli maschietti nella via della pubertà. Il classico legnetto mattutino è lo scoglio più grande da oltrepassare durante il momento del risveglio. Solitamente si sente lo stimolo di andare in bagno puntualmente accompagnato da un “alza bandiera” degno di un reggimento di fanteria. L'unica soluzione è quella elencata prima. Pisciare da seduti. Si tenga presente che gli oggetti a rischio in questo caso non sono più il water e il pavimento. Si calcoli la traiettoria e la potenza solita se solo si perdesse il controllo dello zampillo. Muri, tendine, specchi, tutto quello in traiettoria è a potenziale rischio. Non rimane che sedersi e prendere coscienza del problema. Il problema non è subito risolto. Chi ha creato i sanitari non ha mai tenuto contro delle dimensioni medie del maschio in caso di prolungamento della luce orizzontale sul piano sagittale. Occorre dunque optare per una posizione chiamata “a turca” in modo da poter inclinare e porre i propri strumenti al sicuro per lo svuotamento.

Ecco l'ho detto..... mi faccio schifo da solo.


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arte
6 marzo 2011
Nuova rubrica
Bisogna evolvere, non c'è dubbio. Inoltre devo esplorare la scrittura in tutto e per tutto e soprattutto in me stesso, dunque dopo questi paroloni campati in aria o ad essere sinceri sulla carta elettronica mi ritrovo ad aprire un nuovo falliment... hem, no bisogna essere ottimisti. Apro una nuova conquista di questo blog. DADE FA OUTING. Dade non è diventato omosessuale. Mi spiace per chi ci ha creduto fino all'ultimo e per chi ci è rimasto male dopo un attimo di esitazione rispondo: OMOFOBI. Essendo la mia fantasia molto scarna in questo periodo mi ritrovo a dover ripiegare su altri argomenti. Mi è venuto in mente guardando le interviste dei personaggi famosi. Nelle interviste quand'è che diventano dei veri e propri idoli? Quando fanno outing. Dichiarano al mondo le proprie stranezze. Questo farò anche io pur non essendo famoso. Voglio rivelare al mondo cosa nascondo. Da qui partirò. Chiedo scusa a parenti e amici stretti. Lo so che è già dura confrontarsi con il mondo se esso sa che mi conoscete. Vi do la completa libertà di snobbarmi. Fate così. Scomunicatemi se lo ritenete necessario.
Per ora è tutto. Sto già pensando da dove cominciare.

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vita familiare
17 febbraio 2011
Essere figlio di

Vivendo una realtà da “figlio”abbastanza attuale essendo presente all'interno del domicilio nataledevo sottostare spesso ai bisogni e i doveri imposti dai carigenitori. Non che mi dia fastidio o non so che dire ad esseresincero, però una cosa mi viene in mente. Il confronto con i mieisimili nelle stesse condizioni. Io però sono uno che viaggia con lafantasia e non immagino il vicino di casa della mia stessa età alleprese con i piatti, tagliar l'erba o cose che anche io faccio permettermi a disposizione dei genitori. Mi piace immaginarmi i figlidei personaggi famosi. Vittime di genitori all'interno dello showitaliano. Me li immagino anche se non esistono. Li invento.


Mi immagino il figlio di Tremonti,con il padre che torna già incazzato di suo e scopre che il figlioha il debito in matematica. Sfoggia urla di dissenso con il suofantastico difetto di pronuncia simil-nobile. Urla a non finire perpoi sentirsi dire: papà voglio fare il pittore (e terrorizzarsi peril fatto che da li in poi la sua vita sarà nelle mani di Bondi).

Mi immagino il figlio di Travaglio.Quando il babbo torna a casa lui non fa vedere cosa ha fatto ascuola. Fa vedere al genitore quant'è stato bravo a scuola asputtanare la maestra dimostrando che ogni giorno prende due pagnottedi troppo a mensa. Anche lui ha il suo piccolo archivio in cameretta,che riguarda tutti i suoi compagni; ha anche prove scottati sul padreche non ha pagato i contributi della paghetta nella settimana tra il15 e il 22.

Mi immagino le figlie delle veline odi Belen o diqualsiasi altra valletta o show girl. Loro mi sforzo ad immaginarlechine chine davanti alla scrivania della camera prese a studiareDiritto Civile o Filosofia, anche Ingegneria. Le rispettive madri chesfondano la porta e urlano: MA TI PARE QUESTO IL MOMENTO DI CHIUDERTIIN CAMERA?? FORZA ESCI E VAI A DIVERTIRTI IN DISCOTECA, SCREANZATA.GUARDA CHE TE LE DO SE NON TI RIFAI LE TETTE. GUARDATI, HAI DUEPRUGNETTE AL POSTO DEL SENO.

Miimmagino i figli di Grilloalienati a forza di urla del papà. Sicuramente sono sordi.

Comenon parlare dei figli di Fazio.In giacca e cravatta anche quando dormono. Laccati o “ingellati”e sempre vittime degli scherzi dei figli della Litizzetto.Dei cosi alti un metro e una pannocchia ma così perfidi che la madredeve addestrare i Leoni per metterli nella gabbia.

Ifigli della Santanchè.Quelli sono forti. Esperti in geografia come la mamma che voglionoandare a fare i viaggi a New York pensando che sia Washington.

Certo,sono lo mie fantasie, però penso comunque quanto sia bello averegenitori normali. 

SPORT
16 febbraio 2011
mi alzo anche io sui pedali

Scrivere a due giorni dall'anniversario della morte di Marco Pantani è solo la conseguenza di aver visto e sentito memorie nei suoi riguardi. Parlare di lui è ancora una sfida tra due fazioni opposte. Chi crede lui abbia fatto uso di doping appellandosi a delle evidenze contro chi si sforza di convincersi del contrario appellandosi a delle logiche, ma soprattutto al proprio tifo verso un uomo che in ogni caso ha scritto pagine dell'antologia del ciclismo. Iniziando così si può pensare che io affronterò come argomento la sua vita e le sue gesta. Purtroppo non ho le capacità per fare questo. Non ho le conoscenze nei riguardi di quell'uomo; tanto meno posso darvi una risposta riferita al velo di mistero che avvolge lui e le sue vicende. Da qui in poi parlerà un appassionato di ciclismo dell'età variabile tra gli otto e i tredici anni. In sintesi parlo io tra il 1997 circa e l'inizio del 2000. Una parte di me che è tornata fuori dopo tanto tempo avendo un piccolo barlume di luce solo nel 2009 con il passaggio del giro dalle mie parti (tagliai un giorno di scuola pur di salire sopra la Ferrera rigorosamente in bici faticando come non mai senza essere in allenamento). Mi riguardo oggi la storia di Marco Pantani. Più nitida rispetto al passato dove chiedevo esclusivamente “ha vinto??” e del resto poco mi importava. Apprezzai più tardi il fascino di quello sport fatto di scatti, salite e squadre. Riguardando quelle immagini riesco a godermi ancora meglio gli anni di un ciclismo straordinario. Vette storiche e ciclisti sentiti solo per fama. Mi stupisco di tantissime cose riguardando quei filmati così sgranati, ma così vicini nel tempo. Il legame delle squadre. Gregari fedelissimi che pur di portare il capitano alla vetta si tagliano un braccio o si staccano una gamba. Capitani così umili da correre con la squadra quando non ce la fanno più non lasciando comunque nulla al fato. Vedi delle interviste poco formali dove il ciclista non doveva saper parlare, ma pedalare. Poco importava se era bello, brutto con o senza look all'avanguardia. Sapevi pedalare? E allora pedala, non chiedevano altro. Più che davanti ai microfoni la vera battaglia avveniva sulla strada, unico ring concesso. Folle oceaniche di gente sulle vette. Più volte si sente in quegli anni la frase: “avanza aprendo la folla come Mosè ha fatto con le acque”. Uomini che inseguono i propri beniamini cercandogli di apportare “confort” che poi consiste in una doccia d'acqua gelida o al massimo una spintarella (poco regolamentare, ma poco importa). Ti stupisci a vedere delle scene al quale pensi: “ma che pirla, poteva approfittarne” e invece quelli non ne approfittavano. Ciclisti sulla vetta della classifica che forano, si fermano e venivano attesi dai rivali. C'era un muro di omertà. Non si voleva passare per quelli che vincevano per la botta di culo. Non esisteva la botta di culo. Semmai la sfiga. Quella sì.

Queste scene mi rendevano così elettrizzato al punto da vedere come finiva il giro e saltare sulla mia bici e fare la salita dietro casa che per me a paragone con i professionisti sembrava una vetta storica (ho sempre sognato che il giro passasse di li). Fiondarmi in discesa senza freni pensando di andare veloce come loro perché pensavo che il trucco dei professionisti, per andare a 90 all'ora fosse non frenare (furbo io). Scendere a quella discesa, girare la bici e ricominciare nonostante manchino 10 minuti alla cena. Immaginarsi la folla di avversari dietro e te in piedi sui pedali che distaccavi tutti ad ogni falcata decisa. Altri tempi ed altri sentimenti quelli. Un altro ciclismo.

30 gennaio 2011
Lo sciopero episodio II

Io gli scioperi li ho sempre visti come cose gioiose. Quando ero ai tempi del liceo “sciopero” equivaleva ad orario ridotto, uscita anticipata, supplenza. Qualche anno dopo, sciopero vuol dire essere a casa alle ore 2.00 di notte sulla via, con la bici. Sotto i copertoni dieci centimetri di Neve fresca e tra la terra e il cielo milioni di puntini bianchi che si amplificano alla luce dei lampioni gialli. Davanti all'uscio di casa penso a tutto ciò che mi sta aspettando. Capire quali chiavi aprono le porte che mi porteranno all'interno soprattutto capirlo al buio; portare il cane a fare un giro in strada; recuperare il cane, portarlo dentro, chiudere le porte, mangiare una buona amatriciana nonostante il pasto fuoriprogramma e dritto a letto a meno che non ci sia il tempo e la voglia di una doccia. Detto fatto mi ritrovo fuori con il cane e la neve. La stanchezza mi ha reso così fiacco da cercare qualsiasi posto buono per sedermi. Non ho mai raggiunto livelli così alti di pigrizia. È proprio vero che la vita sedentaria richiama altra vita sedentaria. Ore ed ore passate seduto davanti ad un tavolo rendono il corpo repellente ai movimenti. Mi siedo sul muretto dov'è mio solito sedermi e mi accorgo di un fatto che inizialmente ho pure menzionato, ma che oramai per colpa degni anni non faccio che ignorare. La neve. Mi ritrovo con i jeans bagnati e le natiche gelide. Un freddo e un desiderio di tornarmene dentro al caldo, ma il cane, a parte i suoi bisogni idrici, non aveva ancora dato il meglio di se. Toccava aspettare e trovare un modo per riscaldarmi. La corsetta sul posto è patetica e come mio solito mi ritrovo a giocare con i piedi; con la neve. Scavo per terra in cerca dell'asfalto. Più che scavare ho appiattito la neve fresca in modo da renderla un manto di ghiaccio. Fatto quello ho iniziato senza accorgermene a scivolare. Ballare il twist o chissà che movimenti fare. Insomma, muovere le gambe in modo da farle scivolare sul manto ghiacciato. Prendevo la rincorsa e mi fiondavo su questo pezzetto di lastra. Prendevo sempre più la rincorsa in cerca di superare la mia scia precedente e così via, in competizione con me stesso. Vedo in lontananza il cane che sta per entrare in posti dove non dovrebbe mettere il naso. Essendo notte non ho voglia di urlare e data la pigrizia, di correre non se ne parla. Approfitto dell'ambiente e costruisco una bella palla di neve. Bella tozza, non di quelle con la neve farinosa ghiacciata. Quelle in neve fresca. Quelle che più lavori più diventano dure. Ne faccio una simile alla svelta. Miro il cane e lo becco, in movimento. Lui si allontana “attapirato”, ma io mi sento pieno di orgoglio. Mi sento un cecchino della seconda guerra mondiale. Ne costruisco subito un altra, ma cosa mirare ora? Il palo della luce. Emulo i lanciatori di baseball; gamba alzata, due mani sulla palla, sguardo nelle quattro basi, lancio con tutto il corpo in avanti. I primi tiri vanno a vuoto, ma non più di tanto. Questo scaturisce in me una voglia matta di continuare, chinarmi a raccogliere un'altra manciata di neve e tirare nuovamente. Sbagliare ancora di poco e tirare ancora più forte la volta successiva e sentire un botto sordo sulla plastica dura del palo. Guardo con fierezza i trofei. I segni della neve rimasta attaccata. Finita la vena sportiva mi dirigo verso il cancello, però durante quei pochi passi istintivamente afferro altra neve da un muretto. Istintivamente l'appiattisco, appallottolo e mi ritrovo di nuovo con una pallina in mano. Bella, tonda, dura. Levigata a mano nuda, liscia. Troppo brutto sprecarla e lanciarla nel vuoto. Cerco un ultimo bersaglio. Accanto al cartello del passo carraio del cancello vi è una piccola targhetta, grande come quelle di: attenti al cane. Deciso il bersaglio mi ritrovo ad una decina di metri spinto dalla oramai esperienza acquisita nel lancio. Di nuovo tutta la procedura descritta in passato. Ci aggiungo anche un sospiro finale come ad emulare lo sforzo. Fallisco clamorosamente. Un tiro penoso. Penso a quella pallina andata al di la del cancello; tanto più in la. Penso allo spreco e mi ritrovo di nuovo a levigare la pallina e lanciare senza esitare. Niente. Di nuovo riprovo e niente. Faccio qualche pallina. Sarà lunga a forza di tentativi. Provo con tutta la costanza del mondo. Produco qualche altra pallina, lancio e riproduco, lancio e riproduco. Avanti così per un po' di tempo. Sempre alla stessa distanza. Cambio tipologia di tiro. Alla softball, baseball, irachena, italiana, alla Davide e Golia tutti i tipi di tiro di mia conoscenza. Mi do al tiro a palombella. Brutto da vedere nell'esecuzione, ma affascinante la traiettoria. Alta, lenta e inesorabile. Nulla può fermare la forza di gravità. Rimango li per un tempo indefinito. Alla fine decido che è ora di andare o perlomeno le mie mani lo chiedono, che stranamente soffrono molto, ma in questo caso hanno resistito più del dovuto. Senza neanche dirlo mi ritrovo di nuovo con una pallina in mano. Che fare? Mi aspetta l'amatriciana, il letto, il pc. Tutto. Pure il cellulare ho lasciato dentro. Non posso sprecare di nuovo questa pallina, ma se miro qualcosa e lo manco? Vedo sul tetto il comignolo. Piccolo e alto. Tento il tutto e per tutto. Miro. Basta con la routine stupida di lancio. Il tiro va come va. La pallina si libra dalla mia mano; fa quella distanza che le basta per avvicinarsi al comignolo e sento un rumore sordo di tegola. Becco la punta. Uno spigolo. Buona. A casa.


Di sicuro posso sembrare pazzo soprattutto a scrivere tutto questo, ma una cosa è certa. Per una volta tanto mi sono sentito di fare tutto questo teatrino senza essere condizionato da niente. Io sarò scemo a fare tutto questo, ma penso che una volta tanto la gente debba cominciare a fare quello che sente di fare e non quello che pensa bisogni fare.




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CULTURA
28 gennaio 2011
Il mattino ha il secco in bocca

La giornata comincia sempre bene quando sulla sveglia accanto al tuo letto vi è un numero delle ore in doppia cifra. Dicono che dormire troppo fa male, però non sono completamente d'accordo. Vagare per la casa come un mezzo zombie non in cerca di cervelli umani succulenti, ma di acqua. Al mattino la gola “raschia” come quei parafanghi delle biciclette da bambino sul copertone della ruota. L'istinto di sopravvivenza porta a seguire la luce, anche se in principio se ne ha un po' paura. Appena svegli si è foto-fobici. Fame, sonno, sete, evacuazione; non si può decretare con esattezza quale di questi bisogni fisiologici soddisfare per primo. Una delle azioni più importanti di un uomo al mattino appena alzato è: grattarsi. Cosa grattarsi dipende dalle abitudini e la maggior parte prediligono le zone pubiche o natiche; grattarsi la testa come nei film è troppo borghese. Pantofola strisciante e pantaloni del pigiama striscianti in cerca di cosa non si sa. Trovato un obiettivo, ad esempio la colazione comincia un susseguirsi di azioni consuetudinari tutte caratterizzate da una flemma al di fuori del concetto di rapidità e sveltezza. I più intellettuali devono anche far fronte ad un grande problema sociale e sensitivo. Uscire fuori a prendere il giornale. Può sembrare molto “americano”, ma cari italiani esistono gli abbonamenti ai quotidiani anche in Italia. Giuro. Questi virtuosi temerari a mio parere devono tenere conto che nell'atto di andar a prendere il quotidiano alla cassetta della posta devono apparire in uno stato accettabile agli occhi dei vicini in modo da evitare chiamate improvvise alle forze dell'ordine per oltraggio al pubblico pudore. Inoltre questi individui vengono catalogati come eroi in inverno. Sconfiggono il brivido mattutino contro ogni intemperia. La loro voglia (o istinto) di prendere quel giornale è di gran lunga superiore alla paura di morire congelati.

Nell'atto di prendere il giornale o svolgere qualsiasi altra attività per attendere che il latte o l'acqua si scaldi è solito dimenticare la bevanda sul fuoco. Poco grave se è l'acqua per il the; preventivo di pulizia nel caso del latte che puntualmente salta fuori dal pentolino, di qualsiasi altezza esso sia. Il latte gonfia come un blob. Notate che non arriviamo mai nel momento prima o alla gran lunga successivo allo svaso. Sempre nel momento esatto del trabocco del liquido, quando spegnere il gas oramai è troppo tardi.

Con la propria tazza si va in cerca di cibo, biscotti. Si legge il giornale o si guarda la tv oppure si fissa il vuoto, in attesa di ispirazione. Con una prensilità tale da far invidia agli oranghi si riporta tutto il necessario per la colazione in cucina e si butta letteralmente nel lavandino. Da li in poi è tutto in discesa. Lavarsi, vestirsi. A seconda dell'esperienza viene abbastanza facile.


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vita scolastica
25 gennaio 2011
studiare è fatica

Quando la voglia di studiare è poca non c'è molto da fare. Ognuno affronta la negligenza a suo modo e a questo punto molti non saranno d'accordo con queste parole, ma grazie ad un rapido studio umanitario possiamo percepire il lato oscuro dello studente. Partiamo con una teoria. Ognuno ha un suo COEFFICIENTE DI STUDIO. Essendo un coefficiente deve essere moltiplicato ad altri fattori:

  • Rumore

  • distrazioni nell'arco dei 5 metri di distanza,

  • distrazioni su lunghe distanze


Il rumore è la prima causa di negligenza; dichiarata. Infatti lo studente si nasconde dietro al rumore quasi emulando un soldato mentre si appella alla Convenzione di Ginevra. “La mia casa è un porto di mare” oppure “il cane mi abbaia nelle orecchie” sono le scuse di maggior successo e impatto. Sentendo soprattutto la seconda compatisci il soggetto ai livelli di un lebbroso pensando: “poverino, ha il cane che abbaia tutto il giorno. Come fa?”. In realtà si scopre che nella maggior parte delle case italiane non regna proprio il silenzio, ma quasi. Forse bisognerebbe affrontare uno studio e scoprire che c'è un altro tasso di fracasso nelle residenze degli studenti. Ecco un appunto per una prossima ricerca ISTAT.


Le distrazioni a corto raggio. Tutto quello che è a vista. Lo studente addocchia tutto. Sta minuti interi ad osservare la maglia di cucitura delle tende o quanto sono stati avvitate le viti nei tasselli sotto la mensola. Legge i titoli dei libri della libreria o sfoglia il calendario sognando di futuri viaggi in California ad Agosto, ma soprattutto PASSA MOMENTI INTERMINABILI DAVANTI AL PC. Youtube, Facebook, Twitter, Messenger,Skype, Wikipedia tutto aperto sul deskstop del pc. Quella vocina che continua a lasciarci attaccati a quello schermo. Sì, la vocina che fa: “ancora questo sito e poi a studi... THO VERAMENTE?? IL NUOVO PEZZO DI LAURA PAUSINI? DEVO ASCOLTARLO!”. Siamo in un limbo dove appena mettiamo lo sguardo sul libro ci viene in mente quella cosa che ci siamo dimenticati di guardare e per forza dobbiamo subito controllare a costo di riaccendere il pc, collegarsi ad internet e tutte le manfrine possibili e immaginabili (che poi la maggior parte delle volte queste cose da verificare con così tanta priorità sono magari degli orari del treno il 31 luglio fra 5 anni).


Le distrazioni a lungo raggio sono quelle alle quali si cede di meno, MA sono utilissime per il DOPO ESAME. Se va male l'esame? “Non ho potuto studiare! Sono dovuto andare alla posta!”. Tutto quello che sta al di fuori di casa o luogo di studio è un utile distrazione e pretesto per non studiare. Sempre cose rimandabili a tempi più rosei, ma quando si studia sembra impensabile rimandare. Portare la macchina all'officina ufficiale, magari a Tokio, perché non funziona un led. Andare a trovare lo zio che non hai mai conosciuto. Sono milioni le scuse/distrazioni per non studiare.



Tutti questi fattori moltiplicati per un coefficiente di studio. Questo coefficiente è personale ed è la voglia di sopprimere tutte quelle distrazioni che si palesano davanti. È una variabile che dipende anche dall'imminenza degli esami, la paura, l'importanza degli esami. Insomma, la mia teoria è che se hai voglia di studiare tutte le distrazioni di questo mondo si annullano, ma se aiuti questo coefficiente ad abbassarsi è inutile lamentarsi che gli esami vadano male.


Guarda un po' che mi tocca scrivere pur di non studiare.

vita scolastica
17 gennaio 2011
Aule studio

Si parte con tanto ottimismo e si finisce con il cercare la più lurida porzione di università per sedersi, aprire il proprio portatile nella polvere, il proprio libro ed una penna ed un bloc notes. La ricerca di un aula studio in una città universitaria risulta dissacrante e priva di sbocchi se non si hanno conoscenze o strategie. Li, in quell'angolo buio e polveroso, accanto alla macchina del caffè, proprio sulla parete della presa elettrica dove molto abilmente potresti attaccare il tuo pc, rimpiangi quei momenti passati in aula a studiare. Maledici quei compagni che pronunciarono quella parola a te sconosciuta: “aula studio”. Che parola affascinante. Fa molto linguaggio “ateneico”. Il primo passo è il dialogo. Si materializzano nelle parole di tutti aule studio magiche, prive di rumore, prive di orari e giorni di chiusura. Sogni quei posti come El Dorado. Perché i racconti sono anche affascinanti. Ho sentito persino di un aula studio con la musica elettronica ad ogni ora e soprattutto impensabile l'orario di apertura: 22 – 8. No no, avete capito bene; orario ventidueotto nel rispettivo ordine. Che libidine. Dopo queste storie fantastiche che sembrano estrapolate da racconti di Tolkien parti con uno spirito e dovere di studio alle stelle. Avete presente Indiana Jones? Lo spirito di ricerca è quello. Armato di tutto. Non bisaccia, ma il tuo zainetto stracolmo di viveri e bevande. Non una frusta o machete, ma la tua penna e il tuo portatile. Il cibo è variabile. Quello che mette nello zaino la mamma è ottimo, ma non fa figo. Invece comprare alla macchinetta soddisfa poco lo stomaco, ma tanto l'autostima.


La resa viene gradualmente. Si manifesta su di voi tipo eclissi. Lentamente, inesorabile, fino ad arrivare al punto più buio. Il momento in cui non ce la fate più a cercare queste aule. Troppo piene alcune, inesistenti altre. Chiuse o in ristrutturazione o prive di posti a sedere. Arriva un punto dove non pensate più e sono le correnti a trasportarvi. Ed è li il momento in cui vedete quell'angolino descritto prima, in un aula studio ad alta frequentazione (così è scritto sui biglietti affissi alla porta, ma a me pare ad alto affollamento). Li passi le tue prime ore, con tutte le tue convinzioni schiacciate dal continuo ronzio della macchina del caffè che produce bevande ininterrottamente. Lo sbattere delle lattine sul piano della macchinetta. Il vociare della gente che non fa altro che lamentarsi degli esami o del carico didattico o delle strutture (lo studente è lamentoso di natura anche se va tutto bene. Si lamenta e basta). Ed è alle 19 circa che finalmente trovi un angolo li tra la GSCC (Gente Studiosa Che Conta). Un tavolo ed una sedia, niente più. Un odore di gioventù che è inversamente proporzionale all'altezza del locale (non al numero di persone dentro... anche con una persona l'aula studio si satura di puzza automaticamente. Secondo me ci sono delle fotocellule con delle bocchette che emanano puzza appena qualcuno entra). Ancora maledici quelle tue malsane idee di provare a studiare altrove. Di cambiare. Rimpiangi il tuo salotto con il sottofondo del frullatore, delle pentole, del cane che abbaia ogni cinque minuti, del televisore di nonna con biutiful centovetrine, vivere e quant'altro con il volume a palla. Eppure è strano. Mentre pensi a tutto quello sei andato molto più avanti delle tue aspettative. Ti stupisci, non capisci il perché. Pensi di avere bisogno di una pausa e poi vedi la gente attorno a te che studia... E TI GUARDA. No, rimandi. Studi ancora un po'. Va avanti così per ore (almeno la prima volta). Hai paura del pregiudizio altrui. Vedi la gente che sbatte la testa al banco. I migliori sono quelli che osservano il vuoto. Di questi ce ne sono due categorie: quelli che osservano il vuoto; e basta. In momento catatonico. Poi ci sono quelli che osservano il vuoto e ripetono. Ripetono, ripetono, ripetono AL NULLA. Certo, non metto in dubbio il metodo di studio, però il paragone è molto costeggiante le comari al rosario nei primi banchi. Possedute dal signore. Invece questi figuri sono posseduti da “Anatomia comparata del sistema immuno-deficente ed efficiente dalla constatazione umana”.

Te ne accorgi solo più tardi, ma li noti. Quelli che stanno ore ed ore su internet (NB il sottoscritto ad esempio sta scrivendo in un aula studio e sta perdendo il suo tempo utile). Guardano film, ascoltano musica, guardano siti specializzati su Naruto, ma di questi tempi tira un casino FACEBOOK e qui non mi dilungo ulteriormente.

Ragionando su questi individui accade qualcosa. Vedi che c'è gente messa peggio di te. O meglio di te; a seconda dei punti di vista. Ed ecco che spunta l'incentivo a studiare. È ambivalente. Quello la in fondo sta studiando come un pazzo e a finito quattro tomi della Rizzoli Larusse? Senti allora quel minimo di invidia nei suoi confronti e ti metti a studiare l'enciclopedia anche te (senza alcun motivo plausibile, ma lo fai). Vedi quello che non ha fatto nulla da quando è entrato e si è seduto? Ti senti un superiore. Ti senti il dio dello studio e senza neanche accorgertene di “inietti” tutto il programma d'Analisi del semestre. Insomma, alla fine della giornata porti a casa qualcosa. Non di tanto definito. Studio, esperienza, conoscenza, analisi della natura umana. In un aula studio hai sempre qualcosa da fare; oltre a studiare.


scritto a 4 mani con Silvia




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vita familiare
12 gennaio 2011
Fidanzatine, informatica, droga e preservativi.

Comincio dall'ordine cronologico. La prima volta che vostra madre vi mette in imbarazzo. Qual'è stata ve lo ricordate e se negate state mentendo. “È vero che hai la fidanzatina???” Maledetta la mamma della tua compagna, amica di tua madre, alla quale la figlia ha raccontato che ti sei preso per mano con un'altra tua compagna. Se quella donna si fosse fatta gli affari suoi tu avresti risparmiato anni e anni di auto-terapia con il tuo cervello. Invece ti trovi in quella situazione dove lo se ti chiedessero a bruciapelo “dì il nome di un animale...” diresti “struzzo”. La testa per terra? Peggio. Sotterrato da un beton-car di cemento. Negare non serve. È inutile perché la genitrice non molla l'osso e rimane sulla sua strada. Fin quando non avrete detto una parola lei presserà e vi dirà la frase tipica da madre: “a mamma le puoi dire certe cose...” NO, A MAMMA NON DICO NULLA. Negli anni la storia non è mai cambiata. Cioè del ficcanasare dei genitori. Chi è che non ce l'ha me lo dica che corro da voi per verificarlo. Alcuni di vuoi forse non se ne sono ancora accorti perché alcune sono abilissime. Agli stessi livelli di Splinter Cell. Furtive come non mai. Le mamme che guardano nel vostro monitor. Ve ne sono di tanti tipi: sfacciate che si appoggiano alla scrivania e stanno con la faccia a due centimetri dal monitor. Non se ne vanno fin quando non smettete di fare qualsiasi cosa. Quelle che fanno finta di pulire. Puliscono, puliscono, puliscono solo le zone limitrofe al pc. Le cecchine. Da lontano, non te ne accorgi. Dietro i divani, dietro i mobili e quando le beccate o le guardate dicono: “io non ci vedo fin li” senza neanche aver proferito parola. Si accusano già da sole.

E con il fumo? Quelle che cercano tracce della vostra misteriosa vita da fumatori. Degli Sherlock Holmes nate. Utilizzano il fiuto, l'arma migliore. Arrivati a casa vi odorano ai livelli di un cane che annusa il sedere di un altro cane. Vi scannerizzano. “sniff snif... Marlboro Light, fumata alle 15.45 … HAI FUMATO!!!”. No aspettate, le peggiori sono anche quelle che da un giorno all'altro pensano che vi drogate. Sì, sono fantastiche. Affrante vi aspettano in un giorno qualunque sedute sul divano con la faccia china e fanno la domanda fatidica: “ma... tu ti droghi?” e li ritorna la frase fantastica “ma a mamma puoi dirlo”. Sapete qual'è la mia reazione preferita? Quando trovano i preservativi. Quanto rido. Le madri in questi casi sbarellano. Passa davanti a loro la vita intera. Non so, è simile a quando capiamo da un giorno all'altro come si procrea. Ecco, che si uniscono in meno di pochi secondi tutte le tessere del puzzle di tutta la vita. Alle mamme quando ci trovano i preservativi per la prima volta viene lo stesso susseguirsi di immagini. Concepiscono che siete sessualmente attivi. Li hanno trovati per la prima volta e voi avete 40 anni? Accade la stessa cosa. Credono che siate nuovi del mestiere. Il bello è che dopo non sanno come reagire. Combattono con loro stesse dicendosi: glie lo chiedo o non glie lo chiedo? Si mangiano il fegato e il bello è che se ve ne accorgete la cosa è spassosissima. Per voi è una cosa così normale per lei è così... così... non so. Strano?


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TECNOLOGIE
4 gennaio 2011
Facebook è droga
Ve lo dico io. Facebook è droga. Andate a rivedere qualche mio post passato e vedrete che non ero d'accordo al social network. Alla fine ci sono cascato. Ci caschiamo tutti così. "Non hai facebook? No te sei fuori". Da li conterete solo i giorni che resisterete. I più tenaci resistono anni. I più preziosi si fanno aprire gruppi intestati a loro in modo da convincersi e dire: "uuuu quanta gente mi ha aggiunto! mi vogliono tutti bene". Chi resiste ancora? O è un completo incapace del pc e non ha la benchè minima idea di come si crei un profilo oppure è santo e ha la mia stima. Notate che quelli che hanno facebook dicono sempre così alla gente che sta cercando di resistere: "grande, non hai facebook. Non farlo, è una droga". Cioè, abbiamo la coerenza del fumatore. "no non fumare, fa male" mentre teniamo in mano la nostra Marlboro e facciamo uscire immensi circoli di fumo dalla bocca. Stiamo male. Inoltre, dopo aver lodato il nostro amico sano di mente ci troviamo a dover dialogare con lui. Ascoltatevi. Non farete che parlare di Facebook. "aahhah e poi Roby mi ha commentato il link, giuro non me l'aspettato. Ha messo "mi piace"" noteremo che il caro interlocutore non capirà nulla di ciò che diremo. Lui non ha facebook. Ed è li che comincia la campagna di pressione psicologica. I vostri discorsi che usano come veicolo facebook escluderanno sempre più il vostro coraggioso amico che si sentirà sempre più abbandonato. Sempre più lontano dall'unità del gruppo. Non ha più nessun amico su msn con il quale dialogare e soprattutto non riesce a capire quando o dove uscirete il sabato successivo dal momento che si crea un EVENTO per tutto.
Detto fatto il giorno successivo o quello seguente vedrete una richiesta d'amicizia in più. Stupefatti e soddisfatti come un sith che porta un Jedi al lato oscuro. La nuova amicizia è quella dell'amico temerario che ha resistito fino a quel momento all'iscrizione su quella trappola. Da quel momento per il nuovo arrivato è un baratro in pendenza. Sempre più in basso e sempre più velocemente. Si comincia con l'etica: NO, IO LO FACCIO SOLO PER STARE IN CONTATTO CON I MIEI AMICI, NON METTO FOTO E NULLA. NON USERO' LA BACHECA. Quando ti avranno convinto a mettere la foto a quel punto passerai alla fase: NO, IO NON MI FACCIO I CAZZI DEGLI ALTRI. SCRIVERO' SOLO SULLA MIA BACHECA. Quando scoprirai che un tuo amico tagga la tua fidanzata in giro per le foto senza taggare te allora sarà li che comincerai a farti i cazzi degli altri (o esempi simili) solo per capire cosa accade intorno a te. "ma si è per passare il tempo". La tua etica muterà con il passare dei giorni. Il passo più grande è mettere sulla barra dei preferiti l'icona di facebook. Il massimo spasmo lo raggiungerai quando scoprirai che mettendo MI PIACE su un prodotto insignificante che conosci solo tu scopri che ad un altro dei tuoi amici PIACE LA STESSA CAZZATA. Sarà li il punto di non ritorno. Importunerai tutti. Ti connetterai a qualsiasi ora. Vedendo la f bianca su sfondo blu cliccherai a istinto. Quando un tuo amico si interesserà a te avrai come un senso del dovere verso di lui. Prenderai il "mi piace" come merce di scambio: "io metto mi piace a te, e tu a me". La notte ti sognerai il mappamondo con il simbolino rosso con un 20 stampato sopra. Ti agiterai nella notte pensando a quel commento cattivo che hai scritto sulla bacheca della tua migliore amica o non ti darai pace fin quando non scoprirai perché un tuo amico ha cancellato una foto su cui eri stato taggato o persino un post dove avevi scritto una battuta superfighissima. Ti accorgerai di essere entrato nel baratro sono nel momento in cui stai cercando le diapositive dell'università e ti ritrovi su facebook. Ti accorgerai di questo quando apri il tuo broswere con l'intento di cercare "i lupi della patagonia" come ricerca per scuola, ma quello che scriverai sul campo di ricerca sarà una f una a e via così fino a quando non ti accorgerai dell'errore (entrando comunque in ogni caso su facebook. Le tue ore di studio andate perse perché devi cercare per forza il link che renda la tua bacheca unica e originale. Pensi quasi che sia meglio un "mi piace" che un commento scritto. Li dai più valore. Ti prometti di usarlo di meno. Alcuni tuoi amici ce la fanno, ma tu? Ci provi senza successo.
Fai tutti questi ragionamenti e la risposta è solo una. È una droga. Sì, perché è una droga. Come i videogiochi on line, o come second life, le chat o qualsiasi elemento con il fine di socializzare collegato ad internet. Perché internet ha portato questo. Crearci nuove identità e rimettere in gioco la nostra vita sociale. Anche se quello che abbiamo trascorso ci è sempre sembrato fantastico abbiamo un nuovo mondo davanti. Siamo affascinati dal virtuale. 
Facebook non crea nuove identità. La faccia è la nostra e il nome pure. Facebook da la possibilità di rilanciare la nostra vita. Ci mette in gioco e segna sulla "carta elettronica" quello che pensiamo. Non azioni campate così e poi dimenticate. "Verba Volant, Scripta Manent". Ci mette in mostra. Ci da la possibilità di far capire agli altri che noi non siamo noiosi. Abbiamo una nostra vita e delle cose che ci piacciono. Esistiamo.

Mi sto facendo delle domande. Facebook mi serve veramente? Poi vedo che anche io sono un "predicatore" con la fedina penale sporca. È forse ora di fare qualcosa?
diritti
3 gennaio 2011
2012

Ci pensavo da un po' di tempo. Tutti stanno cercando la soluzione. Il perché di codesto avvenimento e ce l'ho sempre avuto davanti agli occhi il motivo. Che pirla che sono. È ovvio che nel 2012 finirà il mondo! Come si faranno ad avere date come 08/08/08 oppure 09/09/09 e così via dal 2001. Per arrivare alla data fatidica. Il 2012. Svelato il mistero. Ragazzi, smettete di contare ve lo spiego io. Che gusto c'è poi? Dopo il 2012 saremmo tutti persi. Niente giorni simili a mesi ed anni. Cioè, io non so come abbiamo fatto per 89 anni circa a stare senza questo tipo di gingillo. Sì. La domanda viene spontanea. Perché siamo riusciti a passare il 1912 indenni? Semplice. I Maya non erano in vena di scherzi quella volta. Hanno forse pensato: “o raga, ma sto 2000 com'è? Io voglio saperlo e prima del 1913 finisce tutto. Che si fa?”. Il capo dei Maya, mica scemo dice: “ragà, non c'è problema. Questa volta rinunciamo ai giorni che ci piacciono tanto come 11/11/11 o ancora peggio 6/6/06. Sì. Sarà un periodo buio per la cinematografia. Nessuno potrà fare film sul diavolo con codesta data e i tamarri non potranno più fare le foto al cruscotto della macchina (a vapore a quel tempo) con la data e l'ora coincidenti, però dai, vediamo come andrà questo 2000. Magari li salviamo anche questi umani simili a noi”. Purtroppo i Maya furono spazzati via e si incazzarono un po' ponendo un paletto nel 2012. E hanno anche ragione. Dove sono i Maya. Farebbero bene ad incazzarsi se non fossero tutti scomparsi. Comunque ora non ci resta che aspettare. Chissà, magari i Maya non erano bravi a contare o ancora meglio. Negli anni qualcuno si è dimenticato qualche giorno da segnare. Figurati, dai. Non vuoi che qualcuno abbia saltato qualche giorno o persino anticipato? Dai che ci vuole. Ce la facevo io alle medie a convincere tutta la classe a scrivere la data sbagliata sul compito. Figurati se non ci riescono i Maya. Maledetta fine del mondo per colpa dei Maya. Ora mi tocca anche risolvere tutte le cattiverie che ho fatto in modo da risolverle ben prima del dovuto. Maledetto popolo porta-sfiga


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arte
2 gennaio 2011
Quando parlo io...

Il problema è che a questo mondo nessuno può permettersi di uscire una volta dai propri schemi...

Esempi servono esempi. Quante volte vi sarà capitato di vedere una cosa alla tv e vederla come spettacolare. E come sembrava spettacolare a voi lo sembrava ad altri milioni di personaggi. Lo sapete benissimo quindi che quella cosa, se voi la fate per gli affari vostri, non avrà lo stesso impatto sugli altri. Questo è trasferibile su tutto. Il motivo scatenante queste mie parole è stata solo una dichiarazione... Davide fai troppo il filosofo... IO FILOSOFO? Analizzando poi bene le mie parole capisco di esserlo. Perché è così. È un periodo che vado a frasi fatte, proverbi zen e quant'altro. Se li dico io però perdono di valore. È sempre così. Un critico cinematografico usa termini come: il personaggio è un connubio tra l'amore dato e non dato; l'emblema della riappacificazione tra un lui e l'altro; l'interiorità ha un ruolo fondamentale nel vero essere del rispetto. Provate a ripeterle voi. Passate per degli imbecilli patentati. Anche usando il vostro migliore vocabolario italiano da un giorno all'altro, se il giorno prima parlavate a parolacce e bestemmie tutti si stupiranno del vostro cambiamento.

L'arte. Il mio campo preferito sull'argomento “perdita di significato quando in mano mia”.

Io sposto oggetti tutti i giorni. Li posiziono su piani, li appendo, li sposto di nuovo. Sto facendo una normale vita con il corso delle cose. Io mi chiedo perché un artista moderno sposta oggetti a caso, perché non mi venga a dire palle li sposta a caso gli oggetti, e la sua composizione diventa un'opera d'arte. Non ha senso. Cioè, qualche artista si sbatte anche ad imparare a saldare per comporre sculture. Risultato finale NULLA! Quattro pezzi di ferro saldati. Se il mio amico che fa il carpentiere un giorni si sveglia di buona lena, va in officina e si mette a saldare a caso gli do mezz'ora prima che il capo arrivi e gli chieda se è imbecille o vuole un mese di ferie. Ne parlavo l'altro giorno con una mia amica. La merda d'artista è stata forse una dei più provocatori simboli d'arte. È come se dicesse: ora tocca a me creare una stronzata moderna.

Canzoni. Dio, le canzoni mi fanno ancora più imbestialire. Se uno scrive una canzone passa per imbecille a prescindere. Sicuro. Garantito. Soprattutto se questo non ha mai visto uno strumento. C'è un pregiudizio immondo. Ma il pregiudizio è sbagliato farlo su chi prova a scrivere nuove cose. Io avrei un pregiudizio su potenziali killer dell'intelligenza come: cantanti neomelodici, scrittori per quindicenni, artisti da strapazzo, filosofi filo-comunisto-fascista.

Eppure ci sarà qualcuno che anche a questi avranno detto: “fai il serio”. Loro però sono stati così tenaci (e lo sono ancora nonostante la gente li reputi degli imbecilli) da resistere alla vergogna. Non so a questo punto se sbaglio io a smettere di “fare il filosofo” oppure sbagliano loro a continuare di fare ciò che sia giusto fare.

(rosiconi... il pensiero è universale. Ho fatto solo degli esempi che sono per me giusti. Non soffermatevi su chi mi sono accanito. Su fate i seri)


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CULTURA
24 dicembre 2010
Auguri
Si è entrati in un escalation. È finita l'era degli auguri normali. Basta. Se stringi la mano e baci sulle guance qualcuno sei out!. Bisogna stupire. È finita la pacchia. Se non ci si aggiorna si rimane indietro. Ecco quindi un po' di idee per fare gli auguri.

Presentarsi in mutande e calzini rossi davanti l'uscio della casa della propria fidanzata, urlando AUGURI AMORE MIO. Stupirete sicuramente i carabinieri che vi verranno a prendere grazie ad una chiamata dei genitori di lei o dei suoi vicini o persino della fidanzata stessa.

Sfruttare la propria famiglia per creare il presepio in carne ed ossa da fotografare. Un ottima idea per farsi odiare dai figli e farsi deridere dai parenti. Originale.

Comporre musiche di natale distribuendo LP fatti in casa. Sì, proprio comporre. I veri virtuosi cantano da se i pezzi (in realtà questa pratica è più seguita per il risvolto economico. La speranza di creare una nuova canzone natalizia per poi vivere di rendita con i diritti) Consigliabile farlo agli amici lontani, così si evitano ripercussioni fisiche.

Chiamare telefonicamente amici che non sentiamo da anni e dire continuamente: AUGURI, INDOVINA CHI SONO? AUGURI INDOVINA CHI SONO. Ricordate di fare chiamate breve e non tentare più di tre volte. Si rischia una denuncia per stalking. Poi alla polizia Postale basta una manciata di secondi per tracciarvi.

Scrivere gli auguri sui giornali ma nella sezione dei numeri erotici. Vedrete. Sarete originalissimi (e se avete un piano di autoricarica per le telefonate ricevute vi conviene ancor di più).



Ed ora tocca a me scegliere un metodo diverso da quello che hanno adoperato tutti. Hem Hem. Non c'è. Dunque che fare? Niente, continuo per la mia strada. Faccio gli auguri che ho sempre fatto. Anzi, quest'anno pure su un BLOG dunque chi li vuole li riceve. 

AUGURI DI BUON NATALE E BUONE FESTE A TUTTI.

Amici e parenti, compagni di università, di banda, di scout, di treno, di manifestazione, chi mi odia, chi mi adora, chi mi odia li riceve due volte, chi non ha avuto voglia di leggere tutto questo (per favore fate gli auguri da parte mia anche a loro), auguri a chi mi governa e chi no.
Insomma, auguri!

Dade

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sentimenti
9 dicembre 2010
Orgoglio e sentimento

Avrete notato che non ho più il tempo di scrivere. Chiedo scusa. Per tenere testa a questo problema cercherò di arrangiare le piccole "riserve" che ho scritto in questi anni, in qualche caso prendendo coraggio e pubblicarle. Questo l'ho scritto due anni fa.

Sono molto orgoglioso. Così orgoglioso da negare qualsiasi evidenza, persino a me stesso. Perfino negare che io abbia la febbre, o che abbia mal di testa perché penso che combattendo quel “male” starò meglio. Piuttosto che far capire i miei disagi agli altri mi sparo in un piede, lecco la tavoletta del cesso o ascolto un cd dei Dari. Ok, comportarsi così è infantile, stupido e soprattutto viola il concetto di: “chettefregadeglialtri”. E invece no, non la penso mai nel modo giusto quando affronto queste cose. Come “quali cose”? Ma sì? Vedete, piuttosto che scriverlo ci girerei attorno un' eternità senza concludere nulla. Quando mi piace una e so che non andrà a buon fine mi strozzo l'animo. Immaginate come se un uomo gigante dentro di me (l'orgoglio) picchiasse un omino esile gracilino (la sensibilità) solo perché il secondo ha provato a fare la voce più “grossa” rispetto al collega dalla stazza più massiccia. Regna in me un regime totalitarista di macismo senza far trasparire alcun sentimento consentito. Succede che “l'uomo esile” cerca strade alternative, patetiche se non esasperate. Non funziona mai, ed è costretto ad assistere attonito allo scivolare degli eventi. La parte orgogliosa non sta a guardare. Si trasforma in ironia, pazzia, brillantezza e puntualmente in stupidità. Crede di far presa sulla donzella con le risate. Mossa non sbagliata, ma che puntualmente porta ad un vicolo cieco o semplicemente al fatto che non si è presi sul serio. La donna ha bisogno di certezze, non di saltimbanco. La parte orgogliosa si accorge che deve far presa in modo diverso ed è li che vengono in mente le parole di Ascanio Celestini ricavate da chissà dove: “alle donne piace l'uomo che le fa ridere, ma esse s'innamorano degli eroi”. A spese del mio ego orgoglioso scoprì che “trasformando un saltimbanco in eroe puoi ricavarne solo un Don Chisciotte”. Ed è li che da simpatici si passa a imbecilli, ridicoli, poco credibili. Non si creda neanche che la Donna stia ad aspettarti. Impensabile e anche giusto. La vedi con un altro e de li senti cosa vuol dire essere gelosi. Che poi gelosi di che? Di nulla; perché si era con nulla e si è rimasti con nulla. Punto. Ti incazzi come una iena ad ogni avvicinamento dei due “piccioncini”. Senti la tua parte sensibile che diventa simile all'incredibile Hulk. Scalcia, s'incazza perché se si faceva come diceva lei sarebbe stato meglio. Per cercare di riparare ai danni cerco esasperatamente di fare qualcosa, ma rendendo ogni tentativo vano. Ed alla fine penso sempre che la situazione l'ho voluta io. e quindi? Di che mi lamento? Prendi la bicicletta e pedali, e se cadi ti rialzi e cerchi di non cadere più. Cerchi, di non cadere più.

ASCANIO CELESTINI. LA PECORA NERA video


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DIARI
3 dicembre 2010
Si doveva prevedere
 Quello che mi aspettavo si è materializzato. Ecco che magicamente non scrivo più con frequenza costante. Prevedibile. Ora mi inventerò una serie di scuse senza senso. Datemi il tempo per concentrarmi. Ecco ci sono. L'altro giorno stavo in statale e ad una rotonda ho visto un venditore di palme. Nulla di strano. Mi fermai e ho cominciai a contrattare il prezzo della palma. In seguito al mercanteggiare il venditore si è trovato interessato e mi ha fatto un "offerta che non potevo rifiutare". "La palma per un favore". Comprargli il Tabor in farmacia. Allora andai in farmacia. Sull'uscio c'era un cartello sul quale scritto: Imprevisto. Vai in prigione senza passare dal via. Ero braccato. La polizia mi cercava. Non avevo più un soldo (dal momento che non sono passato dal via pure quelle duemila lire sono andate a farsi benedire). Avevo una sola soluzione. Andare alla stazione nord e scappare. Salgo sul primo treno che mi porti lontano. Pensavo di fuggire e non rivedere più nessuno e invece no. Alla stazione chi trovo? Gianni. Andavo all'asilo con lui. Che bei ricordi. Mi ha chiesto di andare a bere un caffè. Ad ogni sorso rimembravamo le giornate passate assieme in quell'asilo. Le prime esperienze di racket. Le prime estorsioni. La vendita illegale di pongo. Mi ricordo, la nostra più grande stangata fu il commercio di coccoina commestibile. Grandi momenti all'insegna del proibizionismo. Bei tempi. Non mi ricordavo perché ci eravamo persi di vista io e Gianni, poi venne un flash: "ORA RICORDO. TI AVEVO FREGATO LA DONNA AL TERZO ANNO DI ASILO. RICORDI??" e fu li che tutto si schiarì. Era per uccidermi. Dissi:"PERCHÈ MI HAI INVITATO A PRENDERE IL CAFFÈ?" lui rispose: "perchè non ti piace. Solo per farti un torto". La risposta era logica. Presi l'impermeabile, misi il cappello e me ne andai con un uscita alla Humpry Bogart. Fu nell'attimo che mi incamminai lungo la strada che invece rievocai Marylin Moroee nella scena delle grate sulla mentropolitana. L'impermeabile si librò in cielo. La spinta di quella folata fu così micidiale da spogliarmi completamente. Mi ritrovai nudo. Passò di li una tartaruga che impietosita mi lasciò il suo guscio. Appena lo infilai arrivò una chiamata sul mio cercapersone. Erano Michelangelo e Raffaello. Mi avvrtivano che Leonardo non ce l'ha fatta a superare il livello segreto di Prince of Persia e dovevamo andare in suo aiuto, ma io ero stanco. Stanco di questa vita. Stanco di tutto. Vendetti la Dodge. Comprai un carretto per gli HOKONOMIAKI e girai il piemonte in lungo in largo per espandere il culto di questa pietanza (rimasta per me un mistero nonostante la vendessi). Squillò il cellulare ed era mia madre che mi chiamava per cena. Devo andare. ciao ciao

(p.s. ooo yes questo si che è NOSENSE)
musica
19 novembre 2010
Posto unico

Diciamo che la fila di un’ora e mezza al botteghino è solo un antipasto di quello che la gente dovrà poi subire in seguito. Botte da orbi per acquisire l’ultimo centinaio di biglietti per un concerto che si terrà a Luglio, mentre in quel momento si gela di freddo e solo chi si è portato la tuta in pelle di foca riuscirà superare la selezione dell’entrata al Centro Biglietti. Con l’avvento di internt molte di queste manifestazioni di eroismo si sono ridotte. La gente si “scorna” da casa cercando di battere tutti sul tempo. Tempo sprecato. Al concerto ci sarà così tanta coda che tutto il tempo risparmiato per internet va farsi friggere. Questo accade ai concerti con il posto unico dove l’unica legge che vale è: chi primo arriva, meglio alloggia. Vien da se che gente si accampi per giorni con tanto di tenda quechua da apertura tre secondi che sarà abbandonata appena i cancelli si apriranno (sia per un fatto di caos che per il fatto che non riusciranno a chiudere la tenda).

Se il concerto si svolge in Italia è inutile dire che la fila sarà a modello “baraonda”; uno stile inconfondibile che fa rimpiangere completamente le ordinate file del sistema anglosassone.

Il cancello di entrata diventa un porcile in quelle poche ore di accesso. Tappi delle bottiglie di plastica, tocchi di droga buttati per salvarsi la pelle, cestini pieni di cose “non consone”.

L’acquisizione del proprio posto a livello prato è unica. L’umano diventa bestia cercando di conquistare il proprio territorio. Alcuni marcano con l’urina i propri poderi (e non solo ai concerti Metal. Il pubblico è “animale” anche solo ad un concerto di Laura Pausini). I più caratteristici sono quelli che cercano di eludere il controllo dei Marshal all’entrata. Accedere al palco con il biglietto “tribuna su su in alto in alto quasi sul soffitto dello stadio”. Chi scavalca, chi sfonda la muraglia creata dai vari ometti (alcuni falliscono miseramente venendo frantumanti nell’impatto), altri invece seguono lo stile “discoteca” cercando di dialogare con la figura che separa te dal cancello alla tua ora di delirio sentendo il tuo gruppo preferito.

Quando inizia il concerto magicamente coloro che hanno cercato di circoscrivere una zona di prato vengono scaraventati via dalla folla urlante (anche schiacciati se il concerto alimenta un pogo violento). Ti accorgi che il valore dei soldi del biglietto è ripagato solamente a vedere una folla urlante che incita i tuoi idoli. Vedere poi una banda di cretini che salta sul palco ti fa convincere che è tutto un'altra faccenda rispetto ai video di live su youtube. Ti verrebbe da piangere. Sei così eccitato che il cuore pompa a mille. Ogni tanto cerchi di risalire come i salmoni fanno con la corrente del fiume, per avvicinarti di qualche centimetro al tuo beniamino. Il sentimento principale è alimentato da un pensiero paterno. Sperare che tuo figlio ascolti la musica che piace a te e tartassarlo con racconti simili a quelli del nonno. Raccontargli di quell’esperienza contornata di colpi di scena e nottate passate all’addiaccio. Sei preso dai tuoi pensieri fino a quando non vedi quello di fianco a te che dopo tutto quello che ha passato (soldi, fila, botte ecc..) sta guardando il concerto sul megaschermo proprio alle tue spalle.

diritti
17 novembre 2010
Soddisfatti o rimborsati

Una piccola marchetta a dei studenti di SCIENZE DELLA FORMAZIONE. Oggi l'università ha manifestato a Torino. Solita storia. Decreto di legge della Gelmini sui tagli delle scuole. Girando per il corteo ho incontrato una mia amica che insieme a delle sue compagne di corso ha pensato una forma alternativa di protesta. Compilare e recapitare i fogli per richiedere il rimborso della prima tassa universitaria.

Analizzo i perché di questa scelta. Perché voi studenti universitari dovreste compilare questa richiesta? Semplicemente perché avete pagato una prima rata (ed anche salata. Ammettetelo), ma a quanto pare nella maggior parte delle università questo valore monetario non garantisce l'apporto didattico promesso dal corso di studi deciso. Insomma, in molti hanno pagato per ricevere NULLA. Il politecnico ha una condizione disastrosa in Architettura e non migliore ad Ingegneria, ma nonostante ciò gli studenti hanno pagato con soldi, ed anche salati. L'UNITO ha corsi fantasma, mai incominciati. C'è gente che dembula per Palazzo Nuovo in cerca del proprio carico didattico. Le motivazioni sono varie. Tagli: a professori, ma soprattutto ai ricercatori. Nella maggior parte dei casi i docenti sono anche ricercatori dunque la protesta viene amplificata con scioperi da parte di essi. In tutta questa frittata la maggior parte degli studenti non si capacità del suo futuro; anche solo imminente. Bisogna pensare che queste titubanze sono partite da un servizio che NOI abbiamo pagato del quale dovremmo usufruire liberamente.

Cosa porta la richiesta del rimborso?

Materialmente a nulla. Sicuramente i soldi non verranno rimborsati se la motivazione segnata sarà quella del: DDL Gelmini, ma il fine ultimo è quello di recapitare al Rettorato la consapevolezza che gli studenti sono scontenti. Studenti che reputano i loro corsi inadeguati o inesistenti e per questo vogliono ribadire che i soldi spesi non rispondono ai servizi concessi dagli atenei.

Una freccia singola, ma pur comunque facente parte di un insieme di azioni contro questo decreto.

Ora cosa può fare la gente? Compilare il modulo e recapitarlo alla propria segreteria. Il modulo si trova su internet ed è facilmente rintracciabile. Vale per tutte le facoltà. Questo è solo un piccolo spunto di un azione intrapresa magari dal proprio corso. Se ogni corso punta anche solo a trenta moduli compilati, moltiplicato per tutti i corsi dell'università Torinese porta ad una massiccia presenza e soprattutto VERBALIZZATA. I moduli sono la vostra rappresentanza nella protesta senza essere presenti sul campo. Un incentivo a coloro che dicono di non manifestare perché: “NON HANNO TEMPO”.


per info. non sono io il diretto interessato, ma conosco coloro che stanno sperperando la cosa.

CULTURA
16 novembre 2010
il cavallo Donato
L'evoluzione dei regali è evidente con il passare del tempo. Logicamente il primo regalo che ci ricordiamo tutti è un gioco. Se non è così siete delle persone tristi (per modo di dire, se no rosicate). Da quel momento in poi si associa il regalo ad un gioco. L'eguaglianza è netta e non si sfugge alla faccia di un bambino deluso dal suo regalo. Il bambino solitamente non ha l'addestramento e l'educazione necessaria per ricevere un colpo basso come "un regalo inadeguato". Da bambini si finge male e di conseguenza se si vede il bambino già dubbioso e veramente un azione di masochismo chiedere se il regalo è piaciuto. Lo si mette in difficoltà. Va in tilt e per spirito di compensazione cerca di mentire il meglio possibile. Logico che da un bambino non dovete aspettarvi finti elogi (e forse è un vantaggio), ma non pensate che gli ci voglia molto a mandarvi a stendere. Il bambino ha una natura molto stronza.
Comunque con il passare degli anni si acquisisce un tatto non indifferente, soprattutto se invasi da regali poco graditi ad età post primo decennio: libri da "adulto", cestini da picnic (cit. vedi Toy Story), massaggia testa, ecc... Insomma, se si assiste allo scartare del regalo si capisce benissimo che al giovane non frega nulla del "set di tazzine paciccio", dunque chi fa i regali a quell'individuo giovane evolve ulteriormente. Comincia a regalare un bene prezioso e alquanto pericoloso. SOLDI. Regala i soldi. Pericoloso sia per chi regala e per chi riceve. Per chi regala: non sapete mai quanto lasciare. Sparando basso le prime volte riducete le aspettative del pargolo, ma fate aumentare la maldicenza dei genitori che vi ritengono tirchi. Se abbassate il tiro lungo gli anni passate per spilorci anche per il festeggiato e cosa peggiore non potete più tornare ai regali reali.
Per chi riceve: sicuramente saranno i primi "soldi guadagnati" i quali genitori sequestreranno al fine di far capire il senso del denaro e dello sforzo (che poi lo sforzo è nullo dal momento che te li regalano). Saranno pretesto di spese EXTRA come dentista, rata del calcio e della piscina. Insomma, le spese che non sono di vostra competenza. Quando riuscite ad impossessarvi di questi regali monetari? Non cambia nulla. Quei soldi non avranno valore per la vostra psiche perché non dureranno che pochi giorni. Con pochi spiccioli regalati ognuno si crede Rockfeller.
Insomma, fare i regali stressa più di qualunque cosa e rende la gente molto agitata ed ansiosa.

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permalink | inviato da dadewan il 16/11/2010 alle 23:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
vita familiare
13 novembre 2010
ordine
   Ogni volta la stessa storia ed ogni volta perdi del tempo inutile. Quando perdi una cosa rinunciaci. È inutile cercarla, tanto se è nascosta è nascosta. Purtroppo tutto ciò l'ha teorizzato Murpy. Se una cosa non si trova, le possibilità di ritrovare l'oggetto aumentano con l'incremento della sua inutilità. Dunque i casi sono due: o chiamiamo il RIS oppure ignoriamo l'oggetto che stiamo cercando. La seconda è inutile che ci provate. A me succede sempre. Perdo le speranze nel cercare la cosa dispersa, ma inevitabilmente mi ritrovo sempre con le mani sulla scrivania a spostare roba, fogli oppure direttamente il computer fisso. Perché l'esperienza insegna che nonostante gli oggetti siano inanimati, si vadano inevitabilmente a inserirsi nelle peggiori intercapedini possibili, solitamente negli anfratti contro i muri in modo da non trovarsi più fino al primo trasloco. Diventiamo pazzi, isterici, privi di controllo delle reazioni. Tutto questo è aggravato dal fatto che ci riteniamo impotenti alle volte dal momento che non basta posizionare il cursore sulla barra di ricerca, scrivere il nome dell'oggetto e digitare "Cerca", oppure non basta neanche "far squillare" l'oggetto smarrito dal momento che probabilmente non è un cellulare. Potete avere anche la memoria più ferrea del pianeta, ma quei attimi tra "l'ultimo avvistamento" e "l'accorgersi della scomparsa" sono sempre bui. Mai nessuno si ricordi perché e come l'oggetto non si trova più nell'ultimo posto visto.
Un altro dei luoghi più gettonati da poter guardare sono le mani. Ormai la gente ha capito che spesso, quando non trova qualcosa, l'oggetto in questione è banalmente tra le mani. Se non è li tra le mani? Se lo sarà arruffato un tuo amico.
Nervi a fior di pelle che ti fanno esasperare, piangere, perdere tempo....

...per poi spuntar fuori quando meno ti serve.
Che nervi. E pensare che basta essere ordinati.

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permalink | inviato da dadewan il 13/11/2010 alle 23:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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